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LEONARDI: IL MIO MODELLO PARMA IN 3 PUNTI
Martedì 09 Marzo 2010 18:56

Parma, 9 marzo 2010 - Giornata tutta dedicata al Parma Fc questa mattina nella seconda giornata di lezioni del Moss, il Master in Organizzazione dello sport e dello spettacolo sportivo istituito dall’Università di Parma con la collaborazione di StageUp sport & leisure business (leggi il comunicato in fondo all’articolo).
In cattedra l’amministratore delegato Pietro Leonardi, che ha parlato di gestione di una società di calcio, il delegato alla Sicurezza Stefano Perrone, che ha affrontato tutto il problema della normativa degli impianti di gioco e, infine, Alberto Monguidi dell’Ufficio stampa che ha tracciato un breve profilo di come la comunicazione si integri con l’evento sportivo.

Pietro Leonardi ha parlato di modelli gestionali di una società di calcio e dei problemi che possono derivare da una retrocessione: “Dal punto di vista economico qualsiasi società vada in B ha un forte contraccolpo. Lo ha avuto la Juventus, figuriamoci il Parma. In più la proprietà ha voluto mantenere nella serie cadetta uno standard da A per poter risalire subito. Questo però significa, nella stagione seguente, dover ammortizzare i costi. Ecco che la stagione attuale è fondamentale: mantenendo la categoria andiamo a sanare la retrocessione di due anni fa”.
Quindi Leonardi ha diviso il suo modello di gestione in tre punti: “L’incasso dei diritti tv deve coprire gli ingaggi dei giocatori e su questo punto il Parma ha raggiunto l’obiettivo. Quindi gli incassi dai biglietti e dal commerciale devono sostenere i costi di gestione: qui abbiamo ancora del lavoro da fare. Quindi, il terzo punto, il costo del settore giovanile il cui recupero patrimoniale ed economico lo si ha nel medio periodo”. Proprio nel settore giovanile il Parma del prossimo anno creerà una società sulle orme della Juve soccer school, che coniuga il miglior progetto di scuole calcio possibile con la produttività del marchio Parma. “Dobbiamo allargare la base dei tifosi gialloblu – ha poi continuato Leonardi rispondendo alla domanda di uno studente -, che sul territorio vede la concorrenza di Juve, Inter e Milan. Lo faremo ampliando le scuole calcio, prendendo il bambino di sei anni e portandolo allo stadio, affezionandolo alla squadra”.
“Dalla corretta gestione di questi tre punti – ha detto Leonardi – si può anche ambire a fare felice una proprietà che non avrà continuamente il dovere di ripianare le perdite. In realtà, poi, c’è pure un quarto punto e riguarda la campagna trasferimenti: se vendo Mariga e sono il Parma non uso quei soldi per comprarmi un altro Mariga, ma per avere dieci baldi giovani dai quali possono nascere almeno un paio di campioni. Senza alcun dividendo, ma reinvestendo sulla ricerca di ragazzi promettenti, l’unica voce sulla quale secondo me non bisogna risparmiare. Al tifoso può anche non piacere questo discorso, ma io devo tutelare l’azionista che deve anche essere stimolato nel continuare l’avventura, azionista che poi magari è così contento da fare anche un regalo ai tifosi”.
Secondo Leonardi il futuro del calcio non può prescindere dall’aspetto patrimoniale immobiliare: “Chi non ha centri sportivi e stadi di proprietà rimane indietro, perché non produce ricavi e quando non si hanno soldi non si vince. Non si può sperare all’infinito nel signor Murdoch e nei diritti tv… e non sto parlando del modello inglese ma di quello tedesco dove innanzitutto i diritti tv sono ripartiti in base alla meritocrazia, cioè al posto in classifica, e rappresentano il 40% degli introiti contro il 75% dell’Italia. In Germania gli spettatori arrivano in tribuna cinque minuti prima della partita, per il resto del tempo si godono lo stadio”.
Due parole anche sulla gestione dei tifosi: “Non si risolve il problema vietando una bandiera o uno striscione, ma rendendo responsabili le tifoserie e regalandogli comfort, non gabbie all’interno delle quali diventa inevitabile il disagio. Poi mi devono spiegare quanto tempo è che non c’è contatto fra due tifoserie all’interno dello stadio… E allora che servono prefiltraggi, tornelli? All’estero entrare allo stadio è facile come l’ingresso di un supermercato”. “Poi è una questione di cultura: più parlo di scontri, di arbitri, più si ignora il gesto tecnico, meno si educano i giovani ai valori del calcio. Oramai ci stiamo autodistruggendo”.
Il futuro del calcio italiano, chiede uno studente? “Lo vedo male perché si continua a privilegiare l’aspetto emotivo a quello aziendale, così si spende cento e si incassa 10. Bisogna poi rivedere l’aspetto fiscale. Circa il Parma si deve spazzare via il ricordo degli anni Novanta. Quelli non torneranno più. La pianificazione di importanti traguardi è complessa e non può prescindere dalle stagioni negative di altre squadre con potenzialità superiori”.
Infine alcune anticipazioni sulla maglia del prossimo anno: “L’impianto generale verrà mantenuto con però qualche modifica. Ad esempio sarà allargata la croce affinché non sia troppo penalizzata dallo sponsor. Le novità sulla maglia gialloblu? Sarà una sorpresa”.

Alberto Monguidi ha detto come la strategia comunicativa di una società sportiva, e soprattutto di una società di calcio che ha attorno a sé numerosi interessi, sia figlia del risultato: “In quel quarto d’ora che segue la partita e precede le interviste bisogna pianificare atteggiamenti, modi e contenuti di una comunicazione”. “Il silenzio stampa? Per un ufficio stampa non è mai una opzione corretta, perché vuol dire dare carta libera ai giornalisti, ma poi entrano in campo alcune circostanze, come ad esempio nel caso del Parma quando i giocatori hanno voluto dimostrare fatti, dopo alcuni risultati negativi, piuttosto che pronunciare parole scontate”. Ma la gestione dei giocatori, ha chiesto uno studente? “Bisogna usare molta sensibilità e capire caratteri, umori, personalità e aspettative di un atleta che, ricordiamolo, è un ragazzo celebre e quindi potenzialmente a rischio di insidie. Generalmente però bisogna mettere in chiaro le regole altrimenti è un attimo che inizi una comunicazione fai da te fuori dal controllo di quelle che sono le logiche societarie”. Infine due battute sulla responsabilità sociale di una squadra di calcio: “Non sei un evento che accade casualmente in città ogni due settimane, ma hai per immagine e suggestione il dovere di essere da esempio a molti. Ecco perché aderiamo sempre più volentieri ad avvenimenti e situazioni presenti nel territorio che viviamo”.

Stefano Perrone ha parlato delle nuove figure introdotte dalla legge per la gestione dell’evento sportivo e, quindi, del percorso in Italia che ha portato all’istituzione del responsabile del mantenimento delle condizioni di sicurezza, del delegato alla sicurezza e dello steward. Ha poi fatto una panoramica in senso generale di tutta la macchina sportiva che c’è attorno ad un evento sportivo “che non dura 90 minuti, come ha ricordato, ma almeno 480”. Non è mancato un confronto dell’approccio italiano al metodo inglese, il cosiddetto rapporto Taylor: “In Inghilterra se uno non rispetta il regolamento viene portato subito in una cella di sicurezza e rischia il carcere. La seconda volta, probabilmente, ci pensa due volte…”, e anche dello stato degli stadi italiani: “E’ sbagliato l’approccio con le tifoserie, se uno spettatore in trasferta lo metto in una gabbia, magari senza fargli vedere la partita, lo condiziono negativamente nel suo atteggiamento. La partita di calcio è uno spettacolo e come tale va goduto”.


Guarda l'intervento di Leonardi su:  http://webtv.fcparma.com/extra/viewvideo/406.html

 
Pt. Pg.
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